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L’importanza dell’essere, come adulti, punto di riferimento per gli adolescenti

Incontro con il professor Mariani, docente all’Università Cattolica di Milano e autore del libro “Adolescenti maneggiare con cura”, presso la Casa San Giuseppe di Gozzano, per riflettere sull’educazione degli adolescenti oggi. Alla base di qualsiasi riflessione e approccio con gli adolescenti vi è una, seppur semplice ma fondamentale, domanda: “quando finisce l’adolescenza?”. Già, perchè mentre è più o meno certo il momento del suo inizio, rimane aperto il quesito della sua fine; o meglio, forse la domanda reale che dobbiamo porci è “esistono ancora delle fasi di progressione della vita umana? E se sì, quali?”. Nel bambino è tutto molto evidente, in relazione allo sviluppo del corpo e delle competenze, mentre con la crescita il fanciullo cambia, sviluppandosi mentalmente e fisicamente, con un netto cambio di passo: egli vuole prendere le decisioni in autonomia. E’ allora proprio questo il segno dell’inizio della fase adolescenziale, che implica un inevitabile cambiamento nell’accompagnamento educativo degli adulti che sono per lui il punto di riferimento.

L’adolescente, sviluppando un potenziale personale formidabile, inizia a riprogettare la propria vita e sviluppa la capacità critica, ossia il discernimento tra il bene e il male, il vero e il falso, contaminato dalla dimensione etica. L’adulto è qui che deve cogliere questo sviluppo, incentivare e coltivare la capacità critica del ragazzo, educando alla libertà (che è lo scegliere) responsabile e creativa (l’adolescente ci mette del suo che cambia la collettività). Occorre quindi stare al loro fianco per progettare contesti di accoglienza in cui la persona, l’adolescente in questa fase, si senta accolta, così da essere riconosciuta dalla collettività e poter sviluppare tutto il proprio potenziale umano, in tutte le sue sfaccettature, da quella affettiva a quella religiosa e molte altre. Allora, se il fine della persona è la libertà e nell’educazione tendiamo a quello, possiamo raggiungere la maturità umana, la ricerca del bene comune, la consapevolezza del passaggio dall’essere educato all’essere educatore attraverso, anche, l’autoeducazione. E gli adulti, nel diventare consapevoli dello stare educando un adolescente, lo educano come possono, senza dimenticare di prendere però in considerazione alcuni elementi, attraverso i quali egli può diventare un punto di riferimento per il ragazzo. Ecco allora il decalogo dell’educatore, che è:

  • Accogliente, ossia aperto, interessato, sorridente, calmo, sereno;
  • Affettivo, senza errare nel “ricatto affettivo”, la peggior rovina di una persona che sta crescendo, con le frasi tipo “Ti voglio bene se…” oppure “Non rispondi alle mie aspettative, mi deludi…”. L’affettività, al contrario, è la ricerca quotidiana della benevolenza fondata sul perdono, oltre la conflittualità, e la riconciliazione, attraverso la ricerca di punti di incontro;
  • Valorizzatore, in quanto riconosce l’originalità e il potenziale umano fuori dagli stereotipi naturali e culturali, valorizzando i sogni di ciascuno, ricordando all’adolescente quanto sia bella la sua esistenza ;
  • Dialogante, attraverso un approfondimento razionale, anche delle criticità, con il dialogo, l’ascolto, la chiarezza e la mitezza;
  • Incassatore, persona che riceve gli sfoghi dell’adolescente perchè esiste scarto tra la realtà e il sogno nella vita del ragazzo, il quale quando se ne rende conto spesso reagisce con rabbia; la risposta dell’educatore sarà efficace se sdrammatizzerà, senza ironizzare, con condivisione, partecipazione ed empatia;
  • Paziente, nel saper attendere anche tempi lunghi, senza pretese immediate e risultati certi;
  • Propositivo, sempre, nel presentare all’adolescente proposte di vita, anche se sembra che egli non accolga;
  • Riconoscente nell’esprimere in maniera verbale la gratitudine al ragazzo, attraverso semplici frasi come “grazie di esserci”;
  • Comunitario perchè non si educa mai da soli, anche se ci si dovesse ritrovare da soli nell’educare; occorrono allenza educative perchè tutti, genitori, insegnanti, educatori professionali, educano sempre insieme ad altri in una rete con la dimensione della comunità educativa che cerca unitarietà, attraverso una progettazione personalizzata comune;
  • Umano perchè l’educatore deve percepirsi come essere umano con le sue fragilità di adulto; lo sbaglio è possibile, l’importante è riconoscere l’errore grazie ai valori di riferimento.
03 febbraio 2019 - Alessandra Martinetti
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